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Erano giorni di pietra,
duri di sentimenti e occasioni.
Non c’era tempo per il cuore,
o per serenate di felicità nascoste sotto l’ombrello della luna.
Tutto era chiuso nella fredda notte dell’anima,
come quando si spera in qualcosa che non succede
e ci lascia lì,
a contare i pezzi della delusione.
Non era che una persona fra tante.
Era solo una debole persona,
sbattuta sulla strada della vita come una foglia in autunno,
nell’indifferenza di un’esistenza senza luci.
Presto sarebbe caduto l’inverno sulle sue ciglia addormentate
e lei non avrebbe potuto evitarlo,
come non si può evitare la primavera quando ti scivola negli occhi spalancati
difronte al sole di mille fiori.
Non aveva che da chiudere gli occhi e non pensare che le stagioni si susseguono
senza chiedere il permesso,
agitano i rami degli alberi sul volto di chi aspetta il sole,
bandiere di sogni sventolano sui pensieri
e annuvolano progetti che non nasceranno.
Ci vuole la pazienza del tempo per arrendersi a tutto questo,
sapere che un giorno,
da qualche parte,
la primavera ci coglierà e ci metterà fretta: non ci sarà tempo per pensare alle nuvole che verranno.
Si dovrà per forza vivere.